Essere genitori: un interessante punto di vista della Dottoressa Marina Casini

Marina Casini • 5 febbraio 2024

Penso che essere genitori rimanga ancora oggi una delle esperienze più affascinanti della vita.

Tuttavia, l'incremento delle scuole per genitori può suggerire che qualcosa nel processo educativo non stia funzionando come dovrebbe.


In passato, l'educazione dei giovani era basata su regole trasmesse di generazione in generazione, senza il bisogno di tali scuole. Potrebbe essere detto che le famiglie si sono evolute e che manca un adeguato supporto alla genitorialità, ma credo che il problema fondamentale risieda nell'ambito educativo.

Essere genitori è un percorso di apprendimento continuo e non esistono regole universali. Ogni genitore è un individuo unico, proprio come lo sono i propri figli. Pertanto, è necessaria la flessibilità nell'adattare l'approccio educativo a ciascuna situazione.

Purtroppo, negli ultimi tempi, siamo testimoni di comportamenti che in passato erano considerati inaccettabili. Se confrontato con il passato, oggi un insegnante rischia di ricevere una reazione furiosa e minacciosa da parte dei genitori se dà un voto basso o critica un allievo.


Addirittura, sempre più frequentemente, si sentono lamentele da parte degli insegnanti, che si trovano impreparati a svolgere il proprio lavoro a causa di genitori che adottano atteggiamenti aggressivi.
I genitori oggigiorno sono spesso frustrati e si trovano in una complessa sfida di equilibrio tra le aspettative che hanno per sé stessi e quelle per i loro figli.


Questi momenti difficili possono derivare dalla ricerca di metodi educativi efficaci, dalla gestione del tempo o dalla necessità di trovare spazio per sé stessi. È fondamentale riconoscere che la genitorialità è un percorso con alti e bassi, e cercare modi sani per affrontare e superare la frustrazione è cruciale per il benessere di entrambi i genitori e dei figli.


Ma cosa si può fare? La risposta è complessa.

Tuttavia, ritengo che sia essenziale ripristinare il rispetto reciproco come valore primario, specialmente quando coinvolge un giovane e un adulto. Questo valore dovrebbe essere trasmesso dai genitori, i quali hanno bisogno di riconquistare fiducia nel sistema educativo e negli educatori.
Naturalmente, ci possono essere opinioni diverse.


È possibile credere che sia importante esprimere le proprie opinioni di fronte ai dirigenti scolastici o agli educatori, ma è fondamentale farlo con cortesia, rispetto e senza ricorrere a violenza verbale o fisica.


28 settembre 2026
Le giornate si accorciano, la luce cambia colore, l'estate si chiude alle spalle. Molte persone in questo periodo notano qualcosa di diverso in sé: più stanchezza, un po' di malinconia senza un motivo preciso, meno voglia di fare. Non è un'impressione, né un segno di debolezza. È il modo in cui corpo e mente rispondono a un cambiamento reale. Cosa succede quando cambia la stagione Il nostro organismo segue ritmi regolati in gran parte dalla luce. Quando le ore di sole diminuiscono, cambia l'equilibrio tra gli ormoni che regolano sonno ed energia, e con esso il tono dell'umore. A questo si aggiunge un aspetto psicologico spesso sottovalutato: l'autunno è anche un passaggio simbolico. Si chiude la parentesi delle vacanze, riprendono impegni e responsabilità, e a volte riaffiorano pensieri che d'estate eravamo riusciti a tenere a distanza. Chi ha già attraversato periodi di umore basso, chi vive un momento di stress o chi tende a chiudersi in sé può sentire questo passaggio in modo più intenso. Ascoltare invece di combattere La prima cosa utile non è "reagire", ma accorgersi. Dormo peggio? Sono più irritabile? Ho meno appetito o, al contrario, cerco consolazione nel cibo? Notare questi segnali senza giudicarli ci permette di rispondere con cura, invece che con l'ennesima richiesta di "essere più forti". Qualche attenzione concreta può fare la differenza: Cercare la luce : una passeggiata nelle ore centrali della giornata vale più di quanto sembri. Proteggere i ritmi : orari regolari per sonno e pasti aiutano il corpo ad adattarsi. Muoversi : non serve la palestra, basta un'attività che si riesca a mantenere. Non isolarsi : la tentazione di chiudersi in casa è forte, ma le relazioni sono uno dei fattori più protettivi per l'umore. Concedersi tempo di qualità : qualcosa di piacevole, scelto per sé e non per dovere. Stare nel presente Le pratiche di consapevolezza, come la mindfulness, possono aiutare a stare in contatto con ciò che proviamo senza esserne travolti. Accogliere la malinconia autunnale, invece di combatterla, spesso la rende più leggera. Ogni stagione porta qualcosa: l'autunno, per esempio, invita al raccoglimento, a rallentare, a fare il punto. Quando chiedere aiuto Un po' di calo in questo periodo è normale. Se però tristezza, stanchezza o perdita di interesse durano per settimane, peggiorano o iniziano a pesare sul lavoro, sulle relazioni e sulla vita quotidiana, è importante parlarne con un professionista. Esiste una forma di depressione legata alle stagioni, riconosciuta e trattabile, e non va vissuta in silenzio. Il cambio di stagione può essere un momento delicato, ma anche un'occasione per ascoltarsi un po' di più. Come la natura, anche noi abbiamo bisogno di tempo per adattarci. E concederselo è già un modo di prendersi cura di sé.
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Viviamo in un’epoca in cui la parola d'ordine sembra essere "performance". Ci svegliamo già in debito con il tempo, rincorrendo scadenze che si rigenerano non appena barrate sulla lista. Ma in questa corsa frenetica tra ufficio, impegni e notifiche, sorge una domanda spontanea: stiamo davvero vivendo o stiamo solo amministrando delle urgenze? La trappola della "falsa produttività" Dal punto di vista psicologico, l'affanno costante crea un cortocircuito pericoloso. Quando la nostra giornata è una successione ininterrotta di doveri, il cervello entra in modalità sopravvivenza. In questo stato, il sistema nervoso è inondato di cortisolo — l'ormone dello stress — mentre la dopamina, quel neurotrasmettitore legato al piacere e alla ricompensa, latita. Paradossalmente, pensiamo che finire quel report o incastrare l'ennesima commissione ci farà sentire meglio, ma è un'illusione. È una "rincorsa vuota": non c'è soddisfazione reale nel tagliare il traguardo se il traguardo si sposta ogni giorno più in là. Il corpo che grida, la mente che tace Il primo a pagare il conto è il rapporto con la nostra fisicità. Lo sport, che dovrebbe essere una valvola di sfogo, diventa spesso l'ennesimo impegno "da incastrare", finendo per essere sacrificato. Così, ci ritroviamo chiusi in una mente iperattiva dentro un corpo che ristagna. Mancare l'appuntamento con se stessi non è solo una questione di pigrizia; è una forma di auto-negazione. Quando smettiamo di ascoltare i nostri bisogni primari — il movimento, il silenzio, il semplice "stare" — perdiamo il contatto con la nostra identità. Non siamo più persone, ma funzioni. Come uscirne? Riconquistare il proprio tempo non è un lusso, è una necessità biologica. Non si tratta di aggiungere un'ora di palestra a una giornata già satura, ma di: * Riscoprire il valore del "No": Proteggere i propri confini è il primo atto di salute mentale. * Abbassare il volume dell'urgenza: Chiedersi onestamente: "Cosa succede se lo faccio domani?". Spesso, la risposta è: "Nulla". * Cercare la dopamina sana: Quella che deriva da una passeggiata senza telefono, da un hobby "inutile" o dal puro piacere di non fare nulla. Smettere di correre non significa restare indietro, ma assicurarsi di avere ancora fiato per godersi il panorama quando finalmente decideremo di fermarci. Perché la verità è che, a forza di rincorrere il domani, rischiamo di non abitare mai l'unico tempo che ci appartiene davvero: ora.
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