Oltre i tuoi Limiti, il libro di Sara Calvani

Casini Marina • 14 giugno 2024

Sabato 8 giugno Sara Calvani ha presentato al pubblico il suo libro "Oltre i tuoi limiti".

Conducono l'incontro le psicologhe dott.sse Paola Catastini e Marina Casini, che ha collaborato alla stesura di questo libro, con Alessio Guarnotta e Francesca Schiano.


"Oltre i tuoi limiti" è l’autobiografia di Sara, che sin da giovanissima ha dovuto imparare ad affrontare la vita al fianco di una patologia complessa ma che ha soprattutto dovuto imparare a sopravvivere in un mondo che voleva farla sentire sbagliata. Questa è la sua storia personale, la favola di come si è conquistata il lieto fine in un racconto che la voleva sconfitta a tutti i costi. “Non lasciatevi fermare da chi non ha altre parole per voi che avvilimento. Anzi, prendetele come buono motivi per farvi testardi abbastanza da dimostrare loro il contrario.” Durante il pomeriggio la pianista Cristina Spina ci propone un momento musicale al pianoforte della galleria. Sara Calvani, dipendente della Procura di Livorno, debutta come scrittrice a 42 anni con il libro "Oltre i tuoi limiti".

La sua vita è stata segnata da una malattia neurologica degenerativa, la Charcot Marie Tooth forma 1A, sviluppata ad appena 6 anni, e poi diagnosticata quando ne aveva 8, all'ospedale Gaslini di Genova. Qui, seguita con cura e sottoposta a vari interventi chirurgici, ha trovato il sostegno necessario per affrontare la sua condizione. Nonostante il pessimismo dei medici e il bullismo subito a scuola, Sara, supportata dalla sua famiglia, non ha mai smesso di lottare. Ora, impiegata dal 2012 presso la Procura della Repubblica di Livorno, ha deciso di condividere la sua storia in un'autobiografia scritta insieme alla psicologa Marina Casini e alla grafica Francesca Schiano.


Sara: “nel libro non troverete solo la mia testimonianza di rivincita alle avversità che incontriamo nella vita, ma anche stimoli positivi e tanta forza per noi stessi. Parlo soprattutto di valori semplici, come l’amore per la famiglia, perché per la mia storia personale posso dire che la famiglia è essenziale per le persone fragili”. “voglio trasmettere a tutti quelli che lo leggeranno, l’idea non demordere mai nella propria vita, anche quando tutto sembra non andare bene, anche quando la vita stessa ti schiaccia come un macigno, e ti mette in ginocchio, bisogna rimboccarsi le maniche e cercare sempre una soluzione, perché la vita è una sola e meritiamo tutti di essere felici”. Il libro, che è disponibile su Amazon, vuole trasmettere un messaggio di resilienza e speranza, sottolineando l'importanza della famiglia e l'invito a non arrendersi mai di fronte alle difficoltà.

28 settembre 2026
Le giornate si accorciano, la luce cambia colore, l'estate si chiude alle spalle. Molte persone in questo periodo notano qualcosa di diverso in sé: più stanchezza, un po' di malinconia senza un motivo preciso, meno voglia di fare. Non è un'impressione, né un segno di debolezza. È il modo in cui corpo e mente rispondono a un cambiamento reale. Cosa succede quando cambia la stagione Il nostro organismo segue ritmi regolati in gran parte dalla luce. Quando le ore di sole diminuiscono, cambia l'equilibrio tra gli ormoni che regolano sonno ed energia, e con esso il tono dell'umore. A questo si aggiunge un aspetto psicologico spesso sottovalutato: l'autunno è anche un passaggio simbolico. Si chiude la parentesi delle vacanze, riprendono impegni e responsabilità, e a volte riaffiorano pensieri che d'estate eravamo riusciti a tenere a distanza. Chi ha già attraversato periodi di umore basso, chi vive un momento di stress o chi tende a chiudersi in sé può sentire questo passaggio in modo più intenso. Ascoltare invece di combattere La prima cosa utile non è "reagire", ma accorgersi. Dormo peggio? Sono più irritabile? Ho meno appetito o, al contrario, cerco consolazione nel cibo? Notare questi segnali senza giudicarli ci permette di rispondere con cura, invece che con l'ennesima richiesta di "essere più forti". Qualche attenzione concreta può fare la differenza: Cercare la luce : una passeggiata nelle ore centrali della giornata vale più di quanto sembri. Proteggere i ritmi : orari regolari per sonno e pasti aiutano il corpo ad adattarsi. Muoversi : non serve la palestra, basta un'attività che si riesca a mantenere. Non isolarsi : la tentazione di chiudersi in casa è forte, ma le relazioni sono uno dei fattori più protettivi per l'umore. Concedersi tempo di qualità : qualcosa di piacevole, scelto per sé e non per dovere. Stare nel presente Le pratiche di consapevolezza, come la mindfulness, possono aiutare a stare in contatto con ciò che proviamo senza esserne travolti. Accogliere la malinconia autunnale, invece di combatterla, spesso la rende più leggera. Ogni stagione porta qualcosa: l'autunno, per esempio, invita al raccoglimento, a rallentare, a fare il punto. Quando chiedere aiuto Un po' di calo in questo periodo è normale. Se però tristezza, stanchezza o perdita di interesse durano per settimane, peggiorano o iniziano a pesare sul lavoro, sulle relazioni e sulla vita quotidiana, è importante parlarne con un professionista. Esiste una forma di depressione legata alle stagioni, riconosciuta e trattabile, e non va vissuta in silenzio. Il cambio di stagione può essere un momento delicato, ma anche un'occasione per ascoltarsi un po' di più. Come la natura, anche noi abbiamo bisogno di tempo per adattarci. E concederselo è già un modo di prendersi cura di sé.
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Viviamo in un’epoca in cui la parola d'ordine sembra essere "performance". Ci svegliamo già in debito con il tempo, rincorrendo scadenze che si rigenerano non appena barrate sulla lista. Ma in questa corsa frenetica tra ufficio, impegni e notifiche, sorge una domanda spontanea: stiamo davvero vivendo o stiamo solo amministrando delle urgenze? La trappola della "falsa produttività" Dal punto di vista psicologico, l'affanno costante crea un cortocircuito pericoloso. Quando la nostra giornata è una successione ininterrotta di doveri, il cervello entra in modalità sopravvivenza. In questo stato, il sistema nervoso è inondato di cortisolo — l'ormone dello stress — mentre la dopamina, quel neurotrasmettitore legato al piacere e alla ricompensa, latita. Paradossalmente, pensiamo che finire quel report o incastrare l'ennesima commissione ci farà sentire meglio, ma è un'illusione. È una "rincorsa vuota": non c'è soddisfazione reale nel tagliare il traguardo se il traguardo si sposta ogni giorno più in là. Il corpo che grida, la mente che tace Il primo a pagare il conto è il rapporto con la nostra fisicità. Lo sport, che dovrebbe essere una valvola di sfogo, diventa spesso l'ennesimo impegno "da incastrare", finendo per essere sacrificato. Così, ci ritroviamo chiusi in una mente iperattiva dentro un corpo che ristagna. Mancare l'appuntamento con se stessi non è solo una questione di pigrizia; è una forma di auto-negazione. Quando smettiamo di ascoltare i nostri bisogni primari — il movimento, il silenzio, il semplice "stare" — perdiamo il contatto con la nostra identità. Non siamo più persone, ma funzioni. Come uscirne? Riconquistare il proprio tempo non è un lusso, è una necessità biologica. Non si tratta di aggiungere un'ora di palestra a una giornata già satura, ma di: * Riscoprire il valore del "No": Proteggere i propri confini è il primo atto di salute mentale. * Abbassare il volume dell'urgenza: Chiedersi onestamente: "Cosa succede se lo faccio domani?". Spesso, la risposta è: "Nulla". * Cercare la dopamina sana: Quella che deriva da una passeggiata senza telefono, da un hobby "inutile" o dal puro piacere di non fare nulla. Smettere di correre non significa restare indietro, ma assicurarsi di avere ancora fiato per godersi il panorama quando finalmente decideremo di fermarci. Perché la verità è che, a forza di rincorrere il domani, rischiamo di non abitare mai l'unico tempo che ci appartiene davvero: ora.
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