Ti sei mai arrabbiato con la pioggia?
Ti sei mai arrabbiato con la pioggia?

Sembra assurdo, vero? Eppure è esattamente quello che facciamo ogni volta che qualcosa non va come previsto: ci indigniamo, come se la vita avesse tradito un patto che, in realtà, non abbiamo mai firmato.
Un antico filosofo romano lo diceva già duemila anni fa a un amico sconvolto per un brutto imprevisto: «Perché ti stupisci? La vita non ti aveva promesso nulla di diverso».
Ed è proprio qui che casca l’asino, per tutti noi. Non soffriamo soltanto per ciò che ci accade. Soffriamo il doppio perché continuiamo a combattere contro il fatto stesso che sia accaduto. Rimuginiamo, cerchiamo un colpevole fuori da noi, ci chiediamo: «Perché proprio a me?», invece di domandarci: e adesso, cosa posso fare io?
Ecco la differenza che cambia tutto: c’è ciò che puoi ancora cambiare, e lì vale la pena lottare con tutte le forze. E c’è ciò che è già scritto, il capitolo ormai chiuso. E lì l’unica mossa intelligente è decidere con quale spirito voltare pagina.
Accettare non significa arrendersi. Significa smettere di regalare il tuo presente a una battaglia che hai già perso in partenza, per investirlo in quella che puoi ancora vincere: come reagisci, cosa scegli, dove metti i piedi dopo la caduta.
Non puoi controllare tutto. Ma puoi decidere se essere tu a guidare i tuoi passi o se farti trascinare, lasciando che siano gli altri a scegliere dove portarti.
E tu, oggi, stai remando o ti stai facendo trascinare?













